‘’Giorni
d’attesa’’di Gabriella Maggio (Il glomerulodisale, 2026), nota di lettura di
Tiziana Marini
La nuova silloge ‘’Giorni d’attesa’’ (Ilglomerulodisale,
2026) della poeta e scrittrice Gabriella Maggio, raccoglie haiku e liriche, riunite in due sezioni, dal
titolo ‘’Haiku’’ e ‘’Giorni d’attesa’’, due parti distinte eppure dialoganti fra loro in un afflato di
continuità e nelle quali confluisce tutta la
sensibilità e la delicatezza, ma anche la forza e
la capacità evocativa, della scrittura della poeta, qui interprete
del presente, catturato dapprima
come istantanea, sguardo ed emozione
e, successivamente, nella
dimensione di tempo concluso e superato proprio
dal e nel concetto di attesa. Questa
raccolta, ottimamente introdotta dalla vibrante
e partecipe prefazione della poeta e
critica Franca Alaimo, è un insieme di testi folgoranti, riuniti nei sintetici versi degli
haiku della prima sezione e nelle delicate, struggenti ed essenziali liriche
della seconda.
Gli haiku riguardano
la natura, l’esperienza umana e la
spiritualità così come vuole la
tradizione, danno voce allo sguardo
emotivo e al ricco e variegato universo
interiore della poeta, pur mantenendo il carattere impersonale proprio di
questo componimento. Con spontaneità colgono
l’attimo dell’osservazione del mondo e di sè stessi, o meglio di sé stessi nel
mondo, in una dimensione di meraviglia e
stupore, fuggevole ed eterna al tempo stesso e invitano a ‘’sentire’’ quel
momento, nella pienezza della propria interiorità.
Sono haiku che richiamano l’atmosfera di
un karesansui che, arricchito da note e motivi della terra
di Sicilia, racchiude l’immensità e il
fluire della vita in un universo nel quale gli spazi vuoti corrispondono alle ‘’parole di taglio ’’, ossia le pause ritmiche o kireji tipiche
dell’haiku, e l’ordine rigido degli
elementi architettonici, propri del giardino zen, alla struttura fissa che caratterizza questo componimento (5-7-5 sillabe o more), al fine di creare silenzio
meditativo, ascolto ed emozione. In
questo giardino passano le stagioni, ‘’sere
d’estate/splendono le favole/frinisce il grillo ’’, si alternano le albe e i tramonti ‘’alba rosata/fioriscono visioni/pensieri
muti’’, nascono i fiori ‘’fiori di pesco/il vento soffia mite/luce nel cuore’’, e le
nuvole/angeli corrono veloci ‘’Nuvole bianche/
volano nell’azzurro/angeli in fuga’’,
portate dai venti ‘’libeccio
soffia/sboccia la margherita/dolce
carezza’’, in un paesaggio dolce e aspro, di zagare profumate e capperi
resilienti, in cui vi è già il sentore dei temi propri delle liriche della
seconda parte ‘’ancora guerra/matura
melagrana/frutto di sangue’’, o, ancora, ‘’speranza e pace/come biglie di vetro/ rotolano giù’’. Gli haiku di
Gabriella, da leggere ognuno, tradizionalmente, due volte, la prima con gli occhi e la seconda con il cuore, sono dunque haiku classici per la
struttura dei versi, per la presenza dell’elemento naturale, stagionale e atmosferico (kigo) ‘’Fruscio
di foglie/luce calma d’ottobre/cielo sereno’’, per il ''taglio'', cesura ritmica ed emotiva, ma sono anche haiku con incursioni nel
‘’personale’’ e nel velato punto di
vista della poeta, ‘’Raccolgo il
tempo/oggi domani dopo/giorni di sabbia’’, secondo il principio del ‘’Non
scrivere sulla natura ma esserne
parte’’ come scrive Abigail Friedman in ‘’The haiku Apprentice:
Memoirs of writing Poetry in Japan’’. Così la poeta, nell’hic et nunc
proprio dell’haiku, resta in una sospensione che è contemplazione del ‘’fatto’’, dell'evento in sè,
non da fuori, ma da dentro, cioè da un punto di osservazione privilegiato,
quello del proprio sentire che capta, come in un flash fotografico, il
momento presente, in attesa che questo si dispieghi poi nei temi delle liriche della seconda sezione.
Dunque, due sezioni fluidamente collegate in un'atmosfera d'attesa impalpabile. L'animo è ora pronto ad accogliere le
liriche annunciate da lampi visivi ed emotivi che ne hanno incanalato, aumentandola, la potenza. Per esempio, il ‘’vento’’ appena accennato nell’haiku ‘’vento d’estate/germogliano le
stelle/tranquille e pure’’, si rafforza e crea situazioni più
complesse, plurivoche e libere nei versi della lirica eponima, Giorni d’attesa, in cui ‘’…le foglie
dei platani/non più verdi/attendono, quiete il distacco/al soffio dello
scirocco’’ ed è il ''distacco'' a creare il senso profondo di una dolorosa lacerazione. La sospensione
temporale diventa infine consapevole
attesa, con un tempo stagionale più marcatamente metafisico ed elemento esistenziale, ma anche ferrea e
tenace riflessione sull’oggi, sul tema attuale della guerra e della pace, sulle
care assenze/presenze e sulla speranza, e i giorni dell’attesa diventano, a loro volta, il tempo del
dubbio e dell’inquietudine ‘’…L’ora inquieta sgualcisce la pagina/brulicano
le parole/giocattoli abbandonati/ma nessuno gioca’’, della malinconia e della solitudine, nell’anelito
primario dell’anima, ossia la pace del cuore
più volte evocata, un sentire che straripa nel mondo della contemporaneità
e in cui credere per non perdere la
speranza, scrive infatti Gabriella, ‘’cerco sulla strada/le briciole di Pollicino/per sfuggire all’orco cattivo’’ perchè,
nonostante tutto, ‘’fa giorno oltre le nuvole’’.
In conclusione di questa breve nota di lettura, ‘’Giorni d’attesa’’ è un libro in
cui ‘’l’io poetico’’ di Gabriella,
concentrato sull’esperienza sensoriale, diventa, attraverso il ‘’non detto’’,
un ‘’io filosofico’’, e la poesia a sua volta riflessione profonda e percorso spirituale, nella
consapevolezza che i giorni dell’attesa
del titolo sono anche quelli della
‘’trasformazione’’, giorni in cui non siamo più quelli di ieri, né siamo ancora
quelli di domani, ma consapevolmente aspettiamo, in un presente sospeso, ogni
più piccolo cambiamento perchè, anche se ‘’nessuno
ritorna/nessuno trova il filo/niente è rimasto
uguale…’’, alla fine restiamo,
dobbiamo restare, fedeli ad un’ idea
salvifica di bene e bellezza, mantra e
fil rouge lucidissimi, forse scopi ultimi,
della nostra esistenza.
Da ''Giorni d'attesa''
Un soffio, nulla
dileguano veloci
onde marine
fogli di tempo
antiche biblioteche
ore d'amore
un lungo viaggio
per strade polverose
vuote promesse
Giorni di ritorno
Granello dopo granello
s'accumula la sabbia:
un crollo
il cerchio del tempo
giorni di ritorno
di sole limpido
ancòra
tendo le mani
all'ombra che ti nasconde
vivo.
Com'è buio l'inverno
Com'è buio l'inverno
in questi giorni bui
punge il desiderio di sole
e pensi a un altro buio
ti racconterò favole di luce
per farti coraggio
i rami grigi tesi al venti
si svegliano di un tenero verde
guarda...
resta fermo su quest'alba
dammi la mano
fa giorno oltre le nuvole.
Gabriella Maggio, poetessa e scrittrice, è nata e vive a Palermo
dove vive. Insegnante di Italiano e
Latino, ha pubblicato le raccolte di poesia: Emozioni senza compiacimento
(2019) e Echi (2022) entrambi con l’Editore
Il Convivio. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari e collabora
con blog e riviste. Intenso è il suo lavoro di promozione culturale. Nel 2026
suoi testi sono stati tradotti in spagnolo e inseriti nella prestigiosa rivista La
Revista Aurea.




.jpg)

.jpg)

