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giovedì 25 aprile 2024

Stupore di vento, una mia poesia



                                         Stupore di vento

 

Stupore di vento dove non c’è altro che  un canto

di angeli invisibili (cos’altro potrebbe essere?)

e un respiro grande come un campo

di crochi, quell’indaco che diventerà scrittura

 lo so. Lì mi sono fermata e con le narici

ti ho toccato, registro estremo di voce, mentre

sfiorando la mia spalla, suturavi lo strazio

e mi dicevi ‘’c’e’ il bene da tanto tempo e non lo vedi’’

e,  sospeso sui monti, sotto forma di nebbia, scendevi

 

flauto  sovracuto di un Dio albero steppa tempesta fieno

per il magro gregge rimasto,  plettro di narcisi

in preghiera nell’edicola votiva.

 

Qui in questo quadro animato da fiori mitologici

tremanti e purissimi, di millenarie  orchidee

e genziane acerbe nulla straripa, tutto sta

chiuso nella cornice come nell’ispirazione.

(Tiziana Marini-Piana di Jenne, Marzo 2024)










 (  Testo e foto di Tiziana Marini © 2024)









































 


sabato 6 gennaio 2024

I gigli bianchi, una poesia di Louise Gluck

 




I Gigli bianchi di Louise Gluck


Mentre un uomo e una donna coltivano

un giardino tra loro come

una distesa di stelle, qui

indugiano nella sera d’estate

e la sera volge

al freddo per il loro terrore: tutto potrebbe

finire, andare in rovina.Tutto, tutto

può disperdersi, nell’aria profumata

le esili colonne che salgono invano e, più in là,

un tumultuoso mare di papaveri -


–Taci, mio amato. Non m'importa 

quante estati vivo per tornare:

questa  estate  ci ha dato l’eternità.

Ho sentito le tue mani

seppellirmi per liberare il suo splendore.


da ‘’L’iris selvatico''  trad. Tiziana Marini



The white lilies

by Louise Gluck

As a man and woman make
a garden between them like
a bed of stars, here
they linger in the summer evening
and the evening turns
cold with their terror: it
could all end, it is capable
of devastation. All, all
can be lost, through scented air
the narrow columns
uselessly rising, and beyond,
a churning sea of poppies–

Hush, beloved. It doesn’t matter to me
how many summers I live to return:
this one summer we have entered eternity.
I felt your two hands
bury me to release its splendor






giovedì 10 agosto 2023

Condividendo emozioni, una poesia di Mark Strand... Sharing emotions, a poem by Mark Strand...

 







                                                              (My moon)


Il mio nome


Una sera che il prato era verdeoro e gli alberi,

marmo venato alla luna, si ergevano come nuovi mausolei

nell'aria fragrante, e la campagna tutta palpitava

di strida e brusii di insetti, io stavo sdraiato sull'erba,

ad ascoltare le immense distanze aprirsi su di me, e mi chiedevo

cosa sarei diventato e dove mi sarei trovato,

e per quanto a malapena esistessi, per un attimo sentii

che il cielo vasto e affollato di stelle era mio, e udii 

il mio nome come per la prima volta, lo udii come

si sente il vento o la pioggia, ma flebile e distante

come se appartenesse non a me ma al silenzio

dal quale era venuto e al quale sarebbe tornato.


(Da ''Tutte le poesie'' - Mark Strand, Mondadori, 2019

trad. Damiano Abeni)



My name

Once when the lawn was a golden green

and the marbled moonlit trees rose like fresh memorials

in the scented air, and the whole countryside pulsed

with the chirr and murmur of insects, I lay in the grass,

feeling the great distances open above me, and wondered

what I would become and where I would find myself,

and though I barely existed, I felt for an instant

that the vast star-clustered sky was mine, and I heard

my name as if for the first time, heard it the way

one hears the wind or the rain, but faint and far off

as though it belonged not to me but to the silence

from which it had come and to which it would go.











martedì 13 settembre 2022

Una poesia di Antonia Pozzi



Presagio 

(Milano, 15 novembre 1930)

Esita l’ultima luce
fra le dita congiunte dei pioppi,
l’ombra trema di freddo e d’attesa
dietro di noi
e lenta muove intorno le braccia
per farci più soli.

Cade l’ultima luce
sulle chiome dei tigli,
in cielo le dita dei pioppi
s’inanellano di stelle.

Qualcosa dal cielo discende
verso l’ombra che trema,
qualcosa passa
nella tenebra nostra
come un biancore,
forse qualcosa che ancora
non è,
forse qualcuno che sarà
domani,
forse una creatura
del nostro pianto.



lunedì 12 settembre 2022

Autumn atmosphere...



Debito autunnale di Ghiannis Ritsos


La casa profuma già di autunno. E ancora una volta
siamo impreparati,
senza pullover né sciarpe. Nuvole inattese
dal mattino oscurano le colline. Dobbiamo sbrigarci
a fare un po’ di provviste, perché tra poco arrivano
i venti sbraitanti. I vapori della cucina
occupano il primo posto nel silenzio del corridoio.
A uno a uno
chiudono i locali sul mare. Sul molo bagnato
pacchetti di sigarette vuoti, recipienti di plastica,
giornali
e i gatti randagi affamati che guardano
l’orologio della dogana privo di lancette. Domande
dimenticate
cigolano di nuovo come banderuole arrugginite
sui tetti di case abbandonate, i cui proprietari
sono morti di tisi anni fa senza lasciare eredi.
Ma tu, a dispetto della pioggia e dei venti, insisti
sotto la tua lampada, su questa sedia dura,
per lasciare qualcosa a chi verrà dopo – almeno
due versi,
scritti con la mano della pioggia, che indichino
tremanti
sempre, sempre, in direzione del sole.
(trad. Nicola Crocetti)

mercoledì 23 giugno 2021

La poesia di Mark Strand

                                            Blue Moon (Ph Tiziana Marini)
 

I

Nella notte senza fine, nell’oscurità che ci impregna,
indosso un abito bianco che riluce
tra le foglie cadenti, nere, tra le

lune dei lampioni coperte di insetti.
Cammino tra alberi smeraldo
nella notte senza fine. Attraverso

la strada e scompaio dietro l’angolo.
Riluco nell’attraversare il parco verso
la stazione dove aspettano gli altri.

Fra poco percorreremo l’oscurità incommensurabile
e muta, dove fuochi ci guidano sul terreno amaro
della notte senza fine. Indosso

un abito che fa impallidire la luna, che è puro
splendore quando arrivo alla stazione dove gli altri
sussurrano, dicono che la luna

non è un ostacolo superiore ad altri,
che, se qualcuno soffrisse, si potrebbero ottenere ali
in cambio di una canzone o di braccia, che le norme

della terra valgono ancora per chi è in partenza,
che è assai meglio esser pronti, perché la cenere del corpo
non vale nulla e più in là di tanto non arriva.

*

II

Ti scrivo da un posto dove non sei mai stata,
dove i treni non passano, gli aerei
non atterrano, un luogo a occidente,

dove spesse siepi di neve circondano ogni casa,
dove il vento ulula al volto vuoto della luna,
dove la gente è semplice, e le mode,

quando arrivano, arrivano tardi e sono viste
come forme di oppressione, fonti di scontento.
Questo è un posto che un po’ si accende alle 7 la sera,

poi si spegne, e scivola nella camera ardente
delle stelle, e tutti sognano di librarsi
come angeli in vesti fragranti,

di venire sollevati dalle varie incombenze
e godere dei piaceri a disposizione di chi li chiede –
giorni come pagine strappate a un album di famiglia,

rimpatriate senza fine, il coro celestiale intorno alla grigliata
che si modula al tono dell’occasione,
e tutti che guardano fisso, attoniti d’immenso.

Mark Strand

Mark Strand, “Tutte le poesie”, Mondadori 2019, a cura di Damiano Abeni e Moira Egan






Mark Strand (1934-2014 ), nato a Summerside, nella Prince Edward Island (Canada), e' stato uno tra i piu' importanti poeti  statunitensi. Insegnante  di Inglese e letterature comparate alla Columbia University, visse a New York.  Tra le sue opere ricordiamo Uomo e cammello e  L'uomo che camminava un passo davanti al buio.  Ha ricevuto numerosi premi tra cui il Pulitzer per la raccolta di poesie Blizzard of One. In Italia, oltre a tre plaquette per le Edizioni  L'Obliquo sono uscite due antologie delle sue poesie (L'inizio di una sedia, Donzelli 1999; Il futuro non è più quello di una volta, Minimum fax 2006), un volume di scritti d'arte (Edward Hopper - Un poeta legge un pittore, Donzelli 2003) e la favola Il pianeta delle cose perdute (Beisler 2002).


domenica 24 gennaio 2021

Italian Poetry - La Peste, antologia di poesie sul coronavirus.






http://www.italian-poetry.org/blog/






Nell'ultima stanza



Abbracciami negli occhi

come fioriscono

i meli esplosi con la neve

ora che è inverno e si muore

facilmente.

Una madre senza nome

senza volto mi tiene

tra i rami d'ospedale.

Mi consegna dolcemente

alla morte.


Tiziana Marini




In the last room



Hug me in the eyes 

just like bloom the apple trees 

exploted with the snow

now that it's winter 

and we easily die.

A mother without name

without face holds me

among the branches 

of the hospital.

She delivers me to death


(Trad. Tiziana Marini)







''Gabbia no'', poemetto collettivo ai tempi del Covid

 

"Gabbia no" (Ed. Progetto Cultura, 2020) non è un’antologia ma un lavoro collettivo in endecasillabi e terze rime; è quindi a modo suo un momento di rottura e anche di riconciliazione.  Durante il periodo del lockdown 33 poeti si sono dati appuntamento, novelli protagonisti di un Decameron,  nella piazza del web per raccontare insieme, ma ognuno con la propria voce, la paura, la solitudine, la speranza.

GLI AUTORI

Lucianna Argentino | Maria Letizia Avato | Marzia Badaloni | Marco Belocchi | Duska Bisconti | Alessandra Carnovale | Cristiano Maria Carta | 
Tiziana Colusso | Paolo Cordaro | Carla De Angelis | Vinicio Salvatore Di Crescenzo  | Angela Donatelli  | Claudio Fiorentini  | Renato Fiorito  | 
Ludovico Fulci | Marco Limiti | Dante Maffia | Serena Maffia | Tiziana Marini | Maurizio Mazzurco | Anita Napolitano | Fabrizio Oddi  | Paola Oliva | 
Lorenzo Poggi | Luciana Raggi | Tullia Ranieri | Irene Sabetta | Fabio Sebastiani | Eugenia Serafini  | Ornella Spagnulo  | Antonietta Tiberia  | Laura Tommarello  | Michela Zanarella


sabato 3 ottobre 2020


 



Il tempo di un pane


E' giunto il tempo di lasciare l'ombra

all'abitudine

di rifugiarsi in lei

di allenare le mani alle assenze

alla carezza che trasforma il vuoto in te.


Vai che si fa sera presto

e le spighe durano il tempo di un pane.


Tiziana Marini  da ''La farfalla di rembrandt'' Ensemble 2019



The time of a bread

It's time to leave the shadow

to the habit

to taking refuge in her

and training your hands to the absences

to the caress that  turns the void in you.


Go, it's evening soon

and the ears of wheat

last the time of a bread.


Tiziana Marini  from The Rembrand butterfly, Ensemble 2019t




giovedì 20 agosto 2020

 ''La farfalla di Rembrandt'' (Edizioni Ensemble 2019), finalista al Premio Speciale Donna 2020
Dalla recensione della Prof. Livia De Pietro:

''La lettura della silloge '' La farfalla di Rembrandt'' di Tiziana Marini induce ad intendere la poesia come linguaggio universale delle cose e delle emozioni umane fra persone, oggetti e sentimenti, tratti sia dalla vita quotidiana, che dal profondo dell'anima in un percorso che l'autrice conduce dentro se stessa per poi condividerlo con quanti vorranno scoprire il significato della propria esistenza. I versi sono limpidi e precisi, quasi fossero scolpiti. Pagina dopo pagina si finisce con l'immergersi nella vita dell'Autrice e nelle sue relazioni con gli altri, si rivive il dolore, la gioia e tutti i diversi sentimenti da lei espressi, supportata dalla particolare capacita' di una musicalita' di versificazione semplice e fluida[...]

sabato 17 agosto 2019


Riverberi di sole
sulle grandi terrazze a mattonelle.
Un triciclo
una sedia
i panni stesi al filo
l’odore del sapone giallo
e i ragni rossi, veloci
sulla pietra dei cornicioni.
Piccio, stringiamo la vita fra noi
senza fessure
come chi pensa di non essere morto
per quando non ci sarà, ora che c’è.

I treni che salvano
sono passati in silenzio
al limite dell’udibile.
Ed è un bene il male
chiamato espiazione.
Fuggire  senza rumore ci spetta
con il segno degli occhiali sul naso
con gli spigoli delle fotografie
vecchie nel cuore.


Tiziana Marini (da ''La farfalla di Rembrandt'' Ed. Ensemble, 2019)



martedì 2 luglio 2019

Premio ''Speciale Infanzia 2019''




(Con la scrittrice Dacia Maraini, madrina del Premio per la mia poesia ''Il seme di coriandolo'' , a proposito di responsabilita' didattica, educativa e sociale degli adulti nel tutelare i diritti dell'infanzia per favorirne una sana crescita: ''Il senso della poesia si coglie nell'ultima strofa dove si percepisce il senso di lasciare un esempio, un segno positivo che insegni a salire i gradini della vita pur prendendo spunto da un semplice seme di coriandolo...''

giovedì 27 giugno 2019

Oggi ... un mio testo...






I tuoi nuovi colori


Rispetto il tuo nuovo tempo, la stanchezza
che ti veste
le foglie cresciute sui capelli nella tua dimensione
aerea, svettante

rispetto i tuoi nuovi colori mentre il tempo
ti doma  e la pazienza
bianca, pura, ti persuade ad aspettare.
(hai detto, convinto ‘’Aspetto’’).

Ti ho visto cosi’ seduto, rimpicciolirti
nella lentezza del tramonto
e mi  hai  inondato di lontananza.

Penso che qualcosa di eterno si compia
ad ogni tuo gesto
la fiducia di un seme spaccato sul germoglio
come un taglio nel cielo.

Tiziana Marini ©2019




Your new colors


I respect your new time, the fatigue
that dresses you
the leaves grown on your hair in your aerial
soaring dimension

I respect your new colors while time 
tames you and white, pure patience
persuades you to wait.
(you said with  conviction ''i'm waiting'').

I saw you like this, sitting, getting smaller
in the slowness of the dusk
and you flooded me with distance.

I think that something eternal is fulfilled
in every your act
the trust of a broke seed on the bud
like a cut in the sky.


(Traslated by  Tiziana Marini)

lunedì 27 maggio 2019

Omaggio ad Alberto Toni di Plinio Perilli




OMAGGIO
ad Alberto Toni



ad Alberto, e a tutti i miei giovani, coetanei amici poeti
di allora, svariatamente indimenticabili: Valerio Magrelli,
Marco Palladini, Marco Caporali, Giovanna Sicari,
Alessandro Ceni, Marcella Corsi, Gian Ruggero Manzoni,
Marco Tornar, Fabio Ciriachi, Gabriella Sica,
Enzo Di Mauro, Angelo Scandurra, Paola Zampini,
 Luigi Amendola, Stefania Portaccio, Daniele Pieroni,
Silvia Bre, Antonella Anedda, Daniela Attanasio,
Marco Guzzi, Lello Voce, Tommaso Ottonieri,
Paola Febbraro, Isabella Vincentini...



   Conoscevo Alberto Toni (Roma, 1954 - 2009), e gli ero amico, da tantissimi anni, almeno dalla metà ancora dolente, angustiata, e poi dal finire ben più speranzoso, fervoroso, degli '80, quando insieme si cominciava a scrivere, a fermare tempo e sogni irrequieti, nostalgie mai sazie...
   Quando nell'inverno 1988/89, invitati da Elio Pecora, ci trovammo – ristretto, baldo manipolo di Voci Nuove – a leggere i nostri primi versi sul piccolo palcoscenico romano del Teatro Due (e l'ho anche scritto in RomAmor, "Come eravamo" 1968-2008), davvero insomma tradivamo, arringavamo, la densa emozionata voglia di un nuovo sguardo... Alberto Toni titolò La chiara immagine, una sua fresca, radiosa silloge del 1987 (edita da Rossi & Spera gemellata ad opere di Remo Brindisi), omeopatico dissipante antidoto d'ogni malessere, d'ogni caligine:

   Saluti l'aria come un evento
   della stagione buona al mio arrivo.
   Nel cammino degli occhi
   il senso nuovo fa luce.
   Poi non importa dei lontani viaggi
   di assenza; anche il tempo mi accorgo
   è brevissimo della sfida.
   L'errore che rallenta
   non è ferita di sempre:
   apre la terra della conoscenza.

   Molti anni passarono, e altrettanti suoi buoni libri. Anzitutto, l'incanto adolescente della sua Partenza (Empiria, Roma, 1988); partenza verso il mondo dei grandi, ma anche la "Pratica d'equilibrio: la natura / dell'intelletto"; eternamente poetico, "il peso di un mitico silenzio, / corteggiando il piacere della conoscenza".

   Qualcosa che ho visto crescere
   come il sorriso sulle labbra,
   come l'ultima estate,
   sulla sponda invocata
   e mai raggiunta.

   Queste parole in aggiunta
   al sentimento
   ora servono ancora
   all'eterno volo sulla terra.
   Lo smarrimento finisce
   in un gioco di perle
   ......................................

   In Dogali (Empirìa, Roma, 1997), che pure parte dalla Storia, anche quella triste e annientata, e ad essa torna (Morti coprono il terreno... Muti eroi, composti in coro...), dopo un'eccellente profusione di "Sonetti del giorno e della notte" ("È il poeta nudo che grida, un atimo prima dell'annientamento," –  annotò Renzo Paris – "il desiderio della speranza, della parola assoluta, neo-antica"), e testi-fulcro, ardui, rivelatori (come appunto "Dogali", ma anche "La notte di Amleto", o "Il segreto – Rimbaud", e la lettera in versi "A Dario Bellezza"), è in fondo un leopardiano, inveterato "Dialogo sulla Bellezza" – serrato ma romantico, tra "Il poeta" e "La donna" – che configura e ci affida l'ineludibile, agrodolce viatico per "Il tempo che viene":

   Non potrebbe che essere nelle cose
   possedute, l'ultima ora vissuta.
   Oh anima delle cose,
   i miei regali ogni giorno – e
   averli avuti è questo che importa.

*******

   Cambiò però via via lo scenario, l'orizzonte, il secolo, il millennio, il contesto, chiamiamolo il back-ground epocale. Vorticoso e irruento, ma certo non bastevole a togliergli ampia e coerente, dolce e caparbia voglia d'"Elegia" (leggiamo un vero e proprio inno corporale e creaturale, tratto da Alla lontana, alla prima luce del mondo, forse la sua raccolta più fascinosa, rapinosa – Jaca Book, Milano, 2009):

   Il corpo è qui, l'anima sta sopra, l'altezza
   non vista; eppure basta un niente per aprire
   il cancello, l'onda che ripercorre gli ultimi
   istanti, li rinserra, come fossero cent'anni
   di rose, cento comandamenti, cento volte prima
   della caduta. Noi siamo in attesa. ......................

   Lo salvò, lo salvava sempre la fede profonda in una Parola che fosse in se stessa benefica, addirittura taumaturgica – se illimpidita, inscenata di continuo, sul palcoscenico della vita, come dialogo inesausto, moderna operetta morale duettante, duellante, perché no?, tra l'anima e il corpo, cioè a dire la Poesia e la Storia, vecchi amici e sodali dell'Umano. Lo giurava già in Partenza:

   E tu parola rispondi,
   non sottrarti alle mie domande,
   scava una strada forte
   per i miei anni.

   Teatralità dell'atto, scriverà (Passigli, Firenze, 2004), a mo' di appassionata, ma anche agile, guizzante dichiarazione di poetica:

   Credo che la poesia, oggi più che mai, debba riconfigurarsi nella Storia. "Nel rovescio del mondo", per dirla con Gelman, dove "cresce il cosmo" e si impone una ragion d'essere forte e chiara. Poesia come spinta etica, "teatralità dell'atto" che ogni giorno si consuma negli infiniti quotidiani, da un capo all'altro del mondo.

venerdì 24 maggio 2019

''Ai miei versi scritti cosi' presto'' di Marina Ivanovna Cvetaeva


Ai miei versi scritti così presto 
che nemmeno sapevo d’esser poeta,
scaturiti come zampilli di fontana,
come scintille dai razzi.
Irrompenti come piccoli demoni
nel sacrario dove stanno sogno e incenso,
ai miei versi di giovinezza e di morte,
versi che nessuno ha mai letto!

Sparsi fra la polvere dei magazzini,
dove nessuno mai li prese né li prenderà,
per i miei versi, come per i pregiati vini,
verra' pure il loro turno.
Marina Ivanovna Cvetaeva 
Koktebel, maggio 1913
(Traduzione di Pietro Antonio Zveteremich)
da “Marina Ivanovna Cvetaeva, Poesie”, Feltrinelli, Milano, 1979
∗∗∗
«Моим стихам, написанным так рано»
Моим стихам, написанным так рано,
Что и не знала я, что я – поэт,
Сорвавшимся, как брызги из фонтана,
Как искры из ракет,
Ворвавшимся, как маленькие черти,
В святилище, где сон и фимиам,
Моим стихам о юности и смерти,
– Нечитанным стихам!
Разбросанным в пыли по магазинам,
Где их никто не брал и не берет,
Моим стихам, как драгоценным винам,
Настанет свой черед.
Марина Ивановна Цветаева
Коктебель, 13 моя 1913
da “Цветаева Марина. Собрание сочинений в семи томах. Том 1. Стихотворения 1906-1920”, Терра, 1997

sabato 23 febbraio 2019



Sopravvivendo  / benche' di vetro / l'ultimo raggio / magnifico / prima della sera / vedrai quello che io vidi / in quella luce / dal mare all'entroterra. Lo stesso cielo / la stessa solitudine / che provammo appena nati. / Tenacemente  restano le cose / s'incarnano / e il colore hanno dei cipressi  / inclinati e imperfetti. (da ''Lo scatto della lucertola'', La Vita Felice, 2016)
Surviving / althought  of glass / the last ray / so glorious /  before the night / you will see / what i've seen / in that light / from sea to inland /. The same sky / the same loneliness / that we felt / just born. Tenauciosly / everthings remain / become incarnate  / with the color / of  inclined and imperfect cypresses. (from ''The speed of the lizard'', La Vita felice 2016)

lunedì 30 luglio 2018

Inediti di Tiziana Marini su Poetarum Silva



https://poetarumsilva.com/2018/07/16/tiziana-marini-inediti/




La penombra è viva

Sediamoci davanti ai pini.
c’è la brezza che riluce
e di resina ogni ago veste
il tramonto
com’era un tempo
come sarà fra vent’anni.
Eppure
pesa  una rondine il cielo
cambia in notte presto
e non c’è tempo d’imparare
che più degli uomini durano
le cose.
Solo la penombra è viva
quel lento diventare luce del buio
quando il sole torna
nel vuoto spazio tra due parole.

Il flauto-vento

Tornare indietro
cercare una nuvola
sul ciglio del cuore
e l’impronta del cielo.
Le carezze rimaste a metà
o solo pensate
la lieve allegria
troppo a lungo invisibile.
Cercare nell’erba
il brillare del sole
lo specchio smarrito.
Prendersi cura di sé
quel tempo, tanto o poco
che basta
che non sia troppo
che non si resti
a lungo soli.
E infine tornare
flauto-vento sul mare
a resettarlo.
Finalmente.

Il tempo di un pane

È giunto il tempo di lasciare l’ombra
all’abitudine
di rifugiarsi in lei
di allenare le mani alle assenze
alla carezza che trasforma il vuoto in te.
Vai che si fa sera presto
e le spighe durano il tempo di un pane.


Lentamente, in giardino

Quando le foglie sono finite
e le nuove ancora lontane
in quel riposo d’attesa
senza misura
quando la casa
avrà mille ore dispari
da passare
e per un’ombra improvvisa
per un rumore familiare
d’erba calpestata
o di fiore sbocciato anzitempo
pensandoti qui
io guarderò fuori
ti vedrò camminare
lentamente in giardino
tra la mimosa  e la camelia
fiorite a gennaio
nel solco preciso del tuo ricordo.

TIziana Marini è poetessa e pittrice. Nata a Montalcino, ha studiato Lingue e Letterature straniere presso l’Università La Sapienza di Roma. Per alcuni anni si è dedicata all’insegnamento. Come poeta ha ricevuto numerosi riconoscimenti in vari premi letterari. Suoi testi poetici sono presenti in molte riviste letterarie, antologie e siti di letteratura. Ha pubblicato le raccolte di poesie Solo l’anima vede (Pagine, 2011) e Passa il cuore sulla terra (Tracce, 2014), entrambe con la prefazione di Plinio Perilli e Lo scatto della lucertola (La Vita Felice, 2016) con la prefazione di Sabino Caronia. Si dedica da alcuni anni alla fotografia ricevendo numerosi consensi. È autrice di racconti, prefazioni, traduzioni, recensioni di cinema e letteratura.